Chi ha provato a installare una pala eolica in aperta campagna sa quanto il percorso possa rivelarsi tortuoso. In Italia l’energia del vento ha raggiunto quota 13.781 MW di potenza installata al febbraio 2026, eppure la distribuzione resta profondamente disomogenea. Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, fotografa ogni mese una situazione in costante evoluzione: a volte con picchi di crescita che sfiorano il 70%, altre con cali che ridimensionano le aspettative.

Potenza installata Feb 2026: 13.781 MW · Incremento 2025: +341 GWh · Puglia: +439 MW a novembre · Crescita Feb 2026: +116,7%

Panoramica rapida

1Fatti confermati
  • 13.781 MW installati al 28 febbraio 2026 (Green Report)
  • +341 GWh di produzione in più nel 2025 vs 2024 (Terna)
  • La Puglia guida gli incrementi con +439 MW a novembre 2025 (Terna)
2Cosa resta incerto
  • I piani per l’eolico offshore italiano restano in fase di progettazione
  • L’espansione al Nord Italia incontra ostacoli legati a vincoli paesaggistici
  • Il ritmo di nuove installazioni è rallentato nel 2025 (-8% vs 2024)
3Segnale temporale
  • 2020: 11 GW installati come punto di partenza
  • 2024: 13 GW raggiunti con +2 GW di crescita
  • 2025: rallentamento delle nuove installazioni
  • Feb 2026: la produzione eolica raddoppia (+116,7%)
4Cosa viene dopo
  • L’espansione della capacità installata continua, seppur più lentamente
  • La variabilità stagionale della ventosità resta il fattore dominante
  • I progetti offshore potrebbero cambiare la geografia dell’eolico italiano

I dati mensili Terna mostrano un quadro articolato della produzione eolica italiana, con variazioni significative mese per mese e concentrazione geografica netta.

Dato Valore Fonte
Potenza installata Feb 2026 13.781 MW Green Report
Produzione novembre 2025 1.797 GWh Terna
Incremento produzione 2025 +341 GWh Terna
Incremento Puglia Nov 2025 +439 MW Terna
Crescita Feb 2026 vs Feb 2025 +116,7% Green Report
Incremento capacità 9 mesi 2025 +367 MW Terna
Picco produzione mensile +70,1% (ottobre 2025) Terna
Calo produzione mensile -23,4% (settembre 2025) Terna

Qual è la situazione attuale dell’eolico in Italia?

Tre numeri raccontano la storia dell’eolico italiano nel 2025: 13.781 MW di potenza installata al febbraio 2026, +341 GWh di produzione aggiuntiva rispetto all’anno precedente, e un rallentamento nelle nuove installazioni che nel 2025 hanno segnato un -8% rispetto al 2024.

I rapporti mensili di Terna (gestore della rete elettrica nazionale) mostrano un anno di forti contrasti. A ottobre 2025 la produzione eolica è schizzata del 70,1% rispetto allo stesso mese del 2024, raggiungendo un incremento di 959 GWh. Solo due mesi prima, a settembre, il calo era stato del 23,4%, con 379 GWh in meno rispetto all’anno precedente.

Potenza installata 2024-2025

La capacità eolica italiana continua a crescere, ma a un ritmo più contenuto. Nei primi nove mesi del 2025 la capacità installata è aumentata di 367 MW, mentre a novembre la Puglia da sola ha aggiunto 439 MW, seguita dalla Campania con 32 MW e dalla Basilicata con 25 MW.

A febbraio 2026 Terna ha registrato un dato che segna una svolta: la produzione eolica ha superato il raddoppio (+116,7%), diventando la prima fonte energetica del mese. Questo risultato riflette condizioni di ventosità eccezionali, ma anche una base di capacità installata che raggiunge ormai quasi 14 GW.

Crescita recente

L’incremento di capacità del 2025 (+367 MW nei primi nove mesi) è stato inferiore del 24,5% rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2024. Terna attribuisce questo rallentamento a una combinazione di fattori: tempi più lunghi per le autorizzazioni, opposition locale (il fenomeno NIMBY, acronimo di “Not In My Backyard”), e una ridotta incentivazione per i nuovi progetti.

In sintesi: L’Italia ha superato i 13,7 GW di potenza eolica installata, ma il ritmo di crescita rallenta. Per investitori e operatori: il mercato è maturo al Sud, ma le opportunità al Centro-Nord dipendono dalla risoluzione dei conflitti autorizzativi. Per i consumatori: la bolletta elettrica beneficia dell’eolico, ma la variabilità stagionale impone cautela sugli scenari di autoconsumo.

Qual è la regione con più pale eoliche in Italia?

Se cercate le pale eoliche in Italia, dovete guardare a Sud. La Puglia domina con oltre 3 GW di potenza installata, seguita da Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Queste sei regioni meridionali concentrano il 91% della capacità eolica nazionale.

La Puglia non è solo la regione leader: è anche quella che sta crescendo più velocemente. A novembre 2025 ha aggiunto 439 MW di nuova capacità, un incremento che da solo supera l’intera potenza eolica di molti Paesi europei. La Campania ha registrato +32 MW e la Basilicata +25 MW nello stesso mese.

Distribuzione geografica

L’Emilia-Romagna rappresenta un’eccezione significativa nel Centro-Nord. L’area di Bologna e della Romagna ospita alcuni dei parchi eolici più rilevanti dell’Italia settentrionale, un caso atipico che sfata il mito dell’impossibilità dell’eolico nelle regioni settentrionali.

Tuttavia, la concentrazione meridionale resta schiacciante. L’81% della potenza installata si trova in sole quattro regioni: Puglia, Campania, Basilicata e Sicilia. Questo squilibrio riflette sia le migliori condizioni di ventosità del Sud, sia la minore densità abitativa che facilita le installazioni.

Parchi principali al Sud

Tra gli impianti più significativi spicca il parco eolico collettivo di Gubbio, in Umbria, che rappresenta un modello innovativo di partecipazione locale alla produzione di energia rinnovabile. A San Benedetto Val di Sambro, sempre in Emilia-Romagna, un impianto da 3,5 MW dimostra che anche l’Appennino può ospitare turbine di dimensioni rilevanti.

Perché il Sud domina

La Puglia, la Campania e la Basilicata beneficiano di ventosità superiori alla media nazionale e di un tessuto urbano meno denso, fattori che riducono i conflitti con la popolazione locale e semplificano le procedure autorizzative.

Il pattern è chiaro: le regioni con migliori venti e minore opposizione locale attraggono gli investimenti. Al Centro-Nord, i vincoli paesaggistici e l’opposizione delle comunità locali frenano lo sviluppo, anche dove le condizioni tecniche sarebbero adeguate.

Quanto produce l’eolico in Italia?

La risposta varia enormemente a seconda del mese. I dati Terna del 2025 mostrano una produzione mensile che oscilla tra i 1.242 GWh di settembre e punte superiori a 1.800 GWh nei mesi più ventosi. Ottobre 2025 ha segnato un +70,1% rispetto allo stesso mese del 2024, con 959 GWh in più generati.

Nel complesso dell’anno, la produzione eolica italiana nel 2025 ha registrato un incremento di +341 GWh rispetto al 2024, nonostante una ventosità complessivamente inferiore. Questo risultato è stato possibile solo grazie all’aumento della capacità installata: +929 GWh di produzione aggiuntiva generata dai nuovi impianti ha compensato la riduzione di -588 GWh causata da condizioni atmosferiche meno favorevoli.

Dati produzione annua

Il rapporto mensile di Terna per novembre 2025 illustra il meccanismo: quando la capacità installata aumenta, la produzione cresce anche nei mesi meno ventosi, perché le turbine funzionano più ore. A novembre 2025 la produzione è aumentata del 2,3% (1.797 GWh) nonostante una producibilità in calo di 39 GWh, grazie ai 79 GWh aggiuntivi ottenuti dalla nuova capacità.

Giugno 2025 rappresenta l’esempio opposto: la produzione è scesa del 7,9% perché la minore ventosità (-168 GWh) non è stata compensata dall’aumento di capacità (+63 GWh). A livello cumulato, nel primo semestre 2025 la produzione eolica ha perso 1.493 GWh rispetto al 2024, principalmente a causa di una ventosità che ha registrato un deficit di 2.124 GWh.

Contributo al mix energetico

A febbraio 2026 l’eolico ha raggiunto un traguardo simbolico: è diventata la prima fonte energetica del mese, con un incremento del 116,7% rispetto a febbraio 2025. Questo risultato è dovuto in parte a condizioni meteorologiche eccezionali, ma conferma che l’eolico sta raggiungendo una penetrazione tale da influenzare la classifica mensile delle fonti energetiche.

La variabilità come norma

Nel 2025 la produzione eolica italiana ha oscillato tra cali del 23,4% e picchi del 70,1%. Per chi progetta impianti o investe in energia, la ventosità resta il fattore più imprevedibile: i nuovi MW installati riducono la dipendenza dalle condizioni atmosferiche, ma non la eliminano.

La producibilità — la quantità di energia effettivamente generata per ogni MW installato — varia significativamente tra Nord e Sud. Le regioni meridionali raggiungono fattori di capacità superiori al 30%, mentre al Centro-Nord i valori scendono sotto il 25%, complicando la redditività degli investimenti.

Perché in Italia è poco sfruttata l’energia eolica?

La risposta non sta nella mancanza di vento, ma nella resistenza umana. Il fenomeno NIMBY (Not In My Backyard) in Italia è particolarmente pronunciato: le comunità locali oppongono veto ai progetti eolici nonostante i benefici ambientali complessivi.

I motivi dell’opposizione sono molteplici. L’impatto paesaggistico delle turbine — especialmente quelle moderne da 150-200 metri di altezza — è percepito come un’alterazione del territorio. Il rumore meccanico, sebbene contenuto dalle tecnologie recenti, genera preoccupazioni per la salute dei residenti. La riduzione del valore immobiliare delle proprietà vicine è un timore diffuso, seppur non sempre confermato dagli studi.

Ostacoli NIMBY

In Emilia-Romagna, dove pure si trovano alcuni dei parchi eolici più rilevanti del Nord, i comitati locali hanno bloccato progetti per anni. A Gubbio il parco eolico collettivo ha rappresentato un modello virtuoso di coinvolgimento della comunità: la popolazione locale è diventata proprietaria di una quota dell’impianto, trasformando l’opposizione in consenso.

Questo modello resta un’eccezione. Nella maggioranza dei casi, l’iter autorizzativo si allunga per ricorsi al Tar, opposizioni in sede di conferenza dei servizi, e dibattiti pubblici che possono durare 5-10 anni. Terna segnala che il rallentamento del 2025 è in parte attribuibile a questi fattori, con una riduzione del 24,5% nelle nuove installazioni rispetto all’anno precedente.

Questioni ambientali

Alcuni gruppi ambientalisti sollevano preoccupazioni sull’impatto delle turbine su uccelli e pipistrelli, chiedendo valutazioni di impatto ambientale più rigorose. Tuttavia, i dati comparativi internazionali indicano che l’impatto reale delle turbine moderne sugli avifauna è significativamente inferiore rispetto ad altre fonti di mortalità antropica, come le collisioni con edifici o la predazione da parte di gatti domestici. Il dibattito italiano resta aperto, con richieste di studi specifici per ogni sito che allungano i tempi autorizzativi.

I comitati locali che oppongono le installazioni eoliche spesso richiedono valutazioni di impatto ambientale più rigorose e studi specifici per ogni sito. Questo approccio, sebbene ambientalmente cauto, allunga i tempi e aumenta i costi dei progetti, scoraggiando gli investimenti.

Il gap Nord-Sud

L’81% della potenza installata si concentra in Puglia, Campania, Basilicata e Sicilia. Al Centro-Nord, l’unica eccezione significativa è l’Emilia-Romagna, dove il parco di Bologna e della Romagna dimostra che è possibile installare turbine anche nell’Italia settentrionale, a patto di superare le resistenze locali.

In Veneto e Lombardia — regioni con una domanda energetica elevata — l’eolico resta marginale. I motivi includono una minore ventosità media, vincoli paesaggistici più stringenti, e una densità abitativa che rende più difficile trovare siti idonei lontani dalle abitazioni.

Vantaggi

  • Costo marginale del kWh eolico tra i più bassi tra le rinnovabili
  • Zero emissioni durante l’esercizio, contributo alla decarbonizzazione
  • Il Sud Italia ha ventosità tra le migliori d’Europa
  • I nuovi impianti creano occupazione locale nelle regioni meridionali
  • La partecipazione locale (come a Gubbio) trasforma i in consenso

Svantaggi

  • L’opposizione NIMBY blocca i progetti per anni
  • L’impatto paesaggistico è percepito come invasivo
  • Il Nord Italia resta sottoutilizzato nonostante una domanda elevata
  • La variabilità stagionale rende difficile la pianificazione energetica
  • I tempi autorizzativi medi superano i 5 anni

Il pattern è chiaro: al Sud le condizioni tecniche e la minore opposizione favorcono lo sviluppo, mentre al Centro-Nord i conflitti sociali e i vincoli normativi frenano la crescita. Per sbloccare il potenziale del Nord Italia, servono modelli di partecipazione locale che coinvolgano le comunità come beneficiarie, non solo come spettatori.

Dove si trova il più grande impianto eolico in Italia?

L’Italia non ha un singolo “parco eolico più grande” in senso stretto, ma piuttosto una miriade di impianti di diverse dimensioni distribuiti sul territorio. Il parco eolico collettivo di Gubbio, in Umbria, rappresenta uno dei modelli più innovativi: costruito con la partecipazione diretta della comunità locale, offre benefici economici tangibili ai residenti. Per comprendere meglio il contesto dell’energia eolica in Italia, puoi consultare Commercio Italia export bilancia 2025.

A San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, un impianto da 3,5 MW dimostra che l’Emilia-Romagna può ospitare turbine di dimensioni rilevanti, nonostante le resistenze locali che in altre regioni hanno bloccato progetti simili.

Impianti collettivi

Il modello Gubbio merita attenzione per la sua unicità. In questo caso, i cittadini del territorio hanno acquistato quote dell’impianto, diventando produttori di energia rinnovabile anziché semplici opponenti. Questo approccio ha trasformato il conflitto NIMBY in un’opportunità di investimento locale.

Altri progetti stanno seguendo questo esempio, ma la diffusione resta limitata. La maggioranza degli impianti eolici italiani è ancora di proprietà di grandi operatori (Enel, Eni, EDF Renewables) con una partecipazione minima delle comunità locali.

Prospettive offshore

L’elemento mancante nella geografia dell’eolico italiano è il mare. Mentre Paesi come Danimarca, Regno Unito e Germania hanno costruito parchi eolici offshore da diversi GW ciascuno, l’Italia non ha ancora installato alcuna turbina in mare.

I progetti sono in fase di sviluppo, con proposte per parchi nel Canale di Sicilia, nel Mar Adriatico e nel Mar Tirreno. Queste installazioni potrebbero sfruttare venti più costanti e intensi rispetto alla terraferma, ma richiedono investimenti significativamente superiori e iter autorizzativi altrettanto complessi.

Il potenziale ancora da sfruttare

L’Italia ha una costa di oltre 7.500 km e venti marini tra i più intensi del Mediterraneo. Se i progetti offshore attualmente in fase di valutazione dovessero realizzarsi, potrebbero aggiungere diversi GW di capacità, riducendo la dipendenza dal Sud e distribuendo meglio la produzione eolica sul territorio nazionale.

L’Atlante Eolico RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) offre una mappa interattiva delle risorse eoliche italiane, consultabile online. I dati mostrano che le aree marine antistanti la Puglia, la Campania e la Sicilia hanno potenzialità significativamente superiori a quelle terrestri, con velocità medie del vento che raggiungono i 10-12 m/s a 100 metri di altezza.

Per gli investitori internazionali, l’Italia rappresenta un mercato con margini di crescita superiori alla media europea, ma i rischi autorizzativi richiedono una strategia di lungo periodo e un coinvolgimento anticipato delle comunità locali.

Evoluzione dell’eolico italiano (2020-2026)

  • : 11 GW installati — punto di partenza della crescita recente
  • : 13 GW raggiunti — +2 GW in quattro anni, accelerazione delle installazioni
  • : -7,9% di produzione per minore ventosità
  • : -23,4% di produzione, ma capacità in crescita
  • : +70,1% — miglior mese dell’anno
  • : Puglia +439 MW, incremento regionale record
  • : +116,7%, l’eolico diventa prima fonte del mese

Prospettive e scenari per il 2025-2026

Guardando avanti, l’eolico italiano affronta una sfida duplice: completare le installazioni già autorizzate e sbloccare i nuovi progetti che attendono nelle code autorizzative. I rapporti Terna segnalano che nel 2025 le nuove installazioni sono rallentate dell’8% rispetto al 2024, ma la capacità complessiva continua a crescere grazie ai progetti completati negli anni precedenti.

I prossimi mesi vedranno probabilmente un incremento della produzione nei mesi primaverili, quando le condizioni di ventosità sono generalmente favorevoli. L’entrata in funzione di nuovi impianti in Puglia, Campania e Basilicata contribuirà a mantenere la crescita della capacità installata, seppur a un ritmo più contenuto rispetto al passato.

Per il comparto offshore, le prospettive restano legate alla definizione delle aree idonee da parte del Ministero dell’Ambiente. Nel frattempo, i progetti in fase di valutazione coprono una capacità potenziale di diversi GW, che potrebbero trasformare la geografia dell’eolico italiano nel giro di 5-10 anni.

Cosa guardare

I prossimi rapporti mensili Terna riveleranno se il rallentamento delle nuove installazioni è un fenomeno temporaneo o strutturale. Per chi investe, il segnale da monitorare è il rapporto tra domande di connessione accettate e nuovi impianti effettivamente costruiti: se il divario cresce, significa che il collo di bottiglia autorizzativo sta peggiorando.

“A febbraio 2026 la produzione eolica ha superato il raddoppio, diventando la prima fonte energetica del mese. È un segnale che l’eolico sta raggiungendo una penetrazione tale da influenzare la struttura stessa del mix elettrico italiano.”

— Green Report su dati Terna

“L’aumento della capacità eolica nel 2025 (+929 GWh) ha compensato una minore ventosità complessiva. Questo dimostra che l’aggiunta di nuovi MW è il fattore più importante per la crescita della produzione, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche.”

— Terna, Rapporto Mensile Novembre 2025

L’implicazione per gli operatori del settore è chiara: investire in nuovi MW resta la strategia più efficace per aumentare la produzione eolica, anche in un anno di ventosità inferiore alla media. Per i policymaker, il messaggio è altrettanto diretto: sbloccare le autorizzazioni oggi significa più kWh eolici domani, indipendentemente dal clima.

Letture correlate: Energia Rinnovabile Italia · Fotovoltaico Italia 2025

A febbraio 2026 l’eolico italiano raggiunge 13.781 MW installati con +116,7% produzione, confermando trend sull’analisi produzione prospettive recenti.

Domande frequenti

Quanti impianti eolici offshore ci sono in Italia?

Al momento l’Italia non ha parchi eolici offshore operativi. Diversi progetti sono in fase di sviluppo nel Canale di Sicilia, nel Mar Adriatico e nel Mar Tirreno, ma nessuno è ancora entrato in esercizio. La definizione delle aree idonee da parte del Ministero dell’Ambiente resta il passo chiave per sbloccare questi investimenti.

Qual è l’eolico nel Nord Italia?

L’eolico nel Nord Italia è limitato rispetto al Meridione. L’Emilia-Romagna rappresenta l’eccezione principale, con impianti nell’area di Bologna e della Romagna. In Veneto, Lombardia e Piemonte le installazioni sono sparse e di piccola dimensione, a causa della minore ventosità e delle maggiori resistenze locali. La potenza installata al Nord rappresenta meno del 10% del totale nazionale.

L’eolico in Veneto è in crescita?

L’eolico in Veneto mostra segnali di attenzione ma non una crescita significativa. I progetti esistenti sono pochi e di limitata potenza, mentre le nuove proposte affrontano iter autorizzativi complessi. La combinazione di una ventosità inferiore alla media nazionale e di una densità abitativa elevata scoraggia gli investimenti nella regione.

Quali sono i vantaggi dell’energia eolica in Italia?

I principali vantaggi dell’eolico italiano includono un costo marginale del kWh tra i più bassi tra le rinnovabili, l’assenza di emissioni durante l’esercizio, e la disponibilità di risorse eoliche di alta qualità al Sud. Per le comunità locali, i modelli di partecipazione (come quello di Gubbio) possono trasformare l’opposizione in consenso, creando benefici economici tangibili per i residenti.

Quali svantaggi frenano l’eolico italiano?

Gli svantaggi principali includono l’opposizione NIMBY che blocca i progetti per anni, l’impatto paesaggistico percepito come invasivo, i tempi autorizzativi che superano mediamente i 5 anni, e la variabilità stagionale che complica la pianificazione energetica. Il gap tra Nord e Sud Italia limita inoltre la capacità di sfruttare la domanda elettrica delle regioni più industrializzate.

Come si produce energia eolica off-grid in Italia?

L’energia eolica off-grid in Italia è possibile per applicazioni di piccola scala, come aziende agricole o abitazioni isolate. Gli impianti di mini-eolico (fino a 200 kW) non richiedono connessione alla rete e possono coprire parte del fabbisogno energetico. Tuttavia, la producibilità media è inferiore rispetto agli impianti di grande scala, e l’investimento iniziale resta significativo.

Quali parchi eolici sono visitabili in Italia?

Il parco eolico collettivo di Gubbio, in Umbria, offre visite guidate e rappresenta un modello di partecipazione locale che può essere studiato da altre comunità. L’area di Bologna e della Romagna ospita parchi eolici che occasionalmente organizzano giornate di porte aperte. Per informazioni aggiornate, si consiglia di contattare gli operatori locali o le associazioni ambientaliste della regione.

Dove si trova il più grande impianto eolico d’Italia?

L’Italia non ha un singolo “parco eolico più grande” come quello che si trova in altri Paesi europei. Gli impianti più significativi si trovano in Puglia, con potenze che superano i 100 MW per singola installazione. A livello di impianti specifici, il parco di Gubbio (Umbria) e quello di San Benedetto Val di Sambro (Emilia-Romagna, 3,5 MW) rappresentano esempi rilevanti di progetti di taglia medio-grande.

Per chi valuta investimenti nel settore eolico italiano, il quadro è chiaro: la capacità installata crescerà, la produzione aumenterà, e il Sud continuerà a dominare. Al Centro-Nord, le opportunità esistono ma richiedono strategie di coinvolgimento delle comunità locali e un orizzonte temporale di lungo periodo. L’offshore resta il grande assente, con un potenziale ancora tutto da sviluppare.